La Côte-Bonne-Eau, 19 Frimaire An XII
L'impronta dei tempi
La
nascita di Hector Berlioz – come egli scrisse con voluta ironia
nei
Memoires– non fu proclamata da nessuno «dei
segni precursori in uso ai tempi poetici per annunciare la venuta al
mondo dei predestinati alla gloria»: a Madame Berlioz non toccò
di sognare, come accadde alla madre di Virgilio, di essere sul punto
di mettere al mondo un ramo di alloro, né, come credeva
Olimpia destinata a partorire Alessandro, di portare in seno un
tizzone ardente. La nascita dell’uomo moderno è
sprovvista di orpelli. Quel che rimane
ai
posteri è la scarna prosa dei dati anagrafici, ed essa
registra a chiare lettere
l’impronta
dei tempi suoi: Berlioz nacque il
19 Frimaire An XII de la
Republique
(11
dicembre 1803, secondo il sospeso calendario gregoriano) a La
Côte-Bonne-Eau,
nome di lì a poco destinato a scomparire dalle carte
geografiche
per
fare nuovamente posto all’antico La Côte-Saint-André.
Erano quelli i
tempi
della riconciliazione nazionale, quando la terminologia
rivoluzionaria
sopravviveva,
anche se per poco, alla perdita della libertà, perché
ancora serviva
a
definire la nuova Francia circondata dalla vecchia Europa e
vivificata
dalla
guida di un giovane brillante sovrano, il primo console Napoleone
Bonaparte,
che
si stava giocando il suo potere, destinato di lì a poco a
divenire il suo
regime,
sul campo di battaglia, assicurando ai francesi il mantenimento delle
conquiste
rivoluzionarie. Allorché nei bui tempi del Terrore ogni
allusione alla
cristianità
poteva essere pericolosa, gli abitanti dell’ameno paesello del
Delfinato,
dove
viveva e prosperava da almeno due secoli la famiglia dei Berlioz,
dovendo
sacrificare
il Saint-André sull’altare dell’ideologia
rivoluzionaria, con pacata
moderazione
e scaltrezza pubblicitaria
ante-litteram, avevano preferito
richiamarsi
alla
bontà dell’acquavite locale – “
bonne eau”
per l’appunto – piuttosto
che
a nomi ideologicamente più incisivi quali La Côte-Affranchie,
o La
Côte-Égalité,
oppure nomi storicamente imponenti come La Côte-Thermopyles
o
La Côte-Marathon – eco della pugnace resistenza ateniese
assai in
voga
nella Francia accerchiata dal nemico controrivoluzionario – o
quel che
altro
dettava la fantasia toponomastica di un’epoca così
tormentata.
Nacque
dall’unione di Louis Berlioz, nome di santo e di re – lo
portava
Luigi
XVI nel 1776, anno in cui venne alla luce il padre di Hector –
e di Marie-
Antoinette-Joséphine
Marmion. Come su quello del santo eponimo della città,
anche
su questo nome – col quale la madre di Berlioz era stata
battezzata nel
1784
in omaggio a una zia paterna (e certo non alla poco amata
«autrichienne
»
che all’epoca sedeva sul trono di Francia) – era calata
l’inflessibile
mannaia
della
mairie di Meylan, che a ogni buon conto, allorché
si era trattato
di
registrare le nozze avvenute il 7 febbraio 1803, tralasciò di
trascriverne la
prima
parte mantenendo l’innocuo Joséphine, che aveva anche il
vantaggio di
richiamare
il nome della nuova primadonna della politica francese, Joséphine
de
Beauharnais. Marie-Antoinette-Joséphine veniva familiarmente
soprannominata
Finette,
vuoi per evitare inopportuni richiami alla regalità
dell’Ancien
Régime,
vuoi per alludere alla sua taglia sottile, già appesantita
dopo la prima
gestazione.
Il piccolo Berlioz venne battezzato tre giorni dopo la nascita nella
chiesa
del paese, giusto in quell’anno tornata a essere tempio del
Signore dopo
una
breve ma intensa vacanza del Dio dei cristiani a favore della Dea
Ragione
che
aveva scacciato anche il povero curato Claude Berlioz, zio del padre
di
Hector,
costretto a rifugiarsi a Sion in Svizzera in attesa di tempi
migliori.
Gli
sarebbe toccato il nome di Joseph, se si fosse continuata la
tradizione in
uso
da almeno un secolo in casa Berlioz, che, passando il nome da nonno a
nipote
primogenito,
alternava ai Louis i Joseph e i Louis-Joseph, tradizione cui
sarà
fedele lo stesso Berlioz chiamando Louis il suo unico figlio. I
coniugi Berlioz
vollero
però uscire dal seminato e far sentire la freschezza piena di
speranze
del
secolo nuovo con un nome anch’esso del tutto nuovo, pur
mitigando
la
rivoluzionaria scelta con l’affiancargli
pro forma il
tradizionale Louis, destinato
ben
presto a essere dimenticato da tutti: Louis dunque, ma soprattutto
Hector,
nome d’eroe troiano, idealmente anticipatore dei destini del
futuro
compositore,
che verso gli eroi dell’epopea omerica e virgiliana manterrà
una
predilezione
tutta la vita, dai puberali singhiozzi suscitati dalla lettura dei
versi
dedicati
alle grida disperate di Didone sdraiata sulla pira fino alla grande
composizione
nella
maturità dei
Troyens, scritta «per soddisfare una
passione nata
nella
mia infanzia»
Hector
Berlioz nacque a pochi mesi dalla proclamazione del Primo Impero,
avvenuta
il 18 maggio 1804. Altra curiosa coincidenza, morirà l’11
marzo del
1869,
a pochi mesi dal crollo del Secondo, il 2 settembre 1870. Due
Napoleoni
segnano
i confini di questa esistenza, l’eroe che infiammava le menti e
il politico
reazionario
manipolatore: Napoleone il Grande e Napoleone il Piccolo,
come
li disse Victor Hugo.